DIDATTICA

 DOMENICO PISANA svolge attività di formazione.

 Dall’anno scolastico 2009/2010 è stato distaccato dal Ministero dell’Istruzione, Università e ricerca presso l’ADR, Ente di formazione professionale accreditato al MIUR, ove svolge la funzione di docente formatore degli insegnanti di religione e di Direttore dei corsi organizzati dall’Ente. Queste le principali tappe della sua attività.  

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La nuova identità della scuola a 10 anni dall’introduzione dell’autonomia scolastica: L’Irc tra cambiamenti, sperimentazioni ed emergenze educative.

In collaborazione con il CQIA, Centro Ateneo per la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’UNIVERSITA’ DI BERGAMO – 27 Ottobre 2009 – Centro Mons. Carraro  – VERONA

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Scuola e sfide culturali tra interreligiosità, disposizione legislative ed emergenze .
30 novembre 2009 – Centro “Le Ciminiere”  – CATANIA

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PISA, 14 dicembre 2009
In collaborazione con il CQIA, Centro Ateneo per la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’UNIVERSITA’ DI BERGAMO
L’IDENTITA’ PROFESSIONALE DEL DOCENTE DI RELIGIONE TRA QUALITA’ E FLESSIBILITA’ DELL’INSEGNAMENTO, CONFESSIONALITA’ E LAICITA’ CONVEGNO_PISA_15_DIC_2009_021.jpg

 

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  L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE NEL QUADRO DELLA RIFORMA GELMINI: NUOVI ORIZZONTI EDUCATIVI E DISPOSIZIONI LEGISLATIVE ,               18 gennaio 2010 –  “Sala Gemito”  – NAPOLI

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L’IRC NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA TRA SFIDE EDUCATIVE  INNOVAZIONE DIDATTICA  E NODI GIURIDICI :                                                                                      Istituto “B. Mantegna” – 22 gennaio 2010 VICENZA

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LA FORMAZIONE  DELLA PERSONA PER UNA CULTURA DELLA VITA                                                                                                                                                                                                                               
20 febbraio 2010 – Liceo Ginnasio Statale 
“G. Siotto Pintor” - CAGLIARI 

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Auditorium del Museo Provinciale “Sigismondo Castromediano” in collaborazione con il CQIA dell’università di Bergamo
IL CONTRIBUTO E IL RUOLO SPECIFICO  DELL’IRC  NELLA PROGETTAZIONE DEL SISTEMA  DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE  
 
LECCE, 25 FEBBRAIO 2011 

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16 marzo 2010, Catania, Centro Le Ciminiere 
In collaborazione con il CQIA, Centro Ateneo per la qualità dell’insegnamento e dell’apprendimento dell’UNIVERSITA’ DI BERGAMO
PROGRAMMAZIONE E  METODOLOGIA  DELL’IRC
 PER UN’EFFICACE AZIONE  EDUCATIVA NELLA SCUOLA 

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                              L’IRC NELLA SCUOLA DELLE EMERGENZE EDUCATIVE:DALL’AUTONOMIA SCOLASTICA ALLA RIFORMA GELMINI  in collaborazione con il CQIA, Centro Ateneo per la qualità dell’insegnamento e  dell’apprendimento  dell’UNIVERSITA’ DI BERGAMO 20 aprile 2010  – Centro Congressi  “CAVOUR” –  ROMA 

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  L’IRC di fronte al bullismo e al disagio giovanile

per una strategia educativa  Corso interregionale di  Aggiornamento  in collaborazione con il gruppo del progetto P.E.P.E. Peer education –       Istituto Tecnico  Turistico Aziendale  “Giuseppe Mazzotti”                                                                                                                                                13
13 ottobre 2010, Treviso 

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LO SGUARDO DELL’EDUCATORE NEL PROCESSO EDUCATIVO DELL’IRC Istituto Comprensivo Fisciano – Lancusi , SALERNO 26 ottobre 2010   Papà 004.jpg 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LE NUOVE INDICAZIONI MINISTERIALI PER L’INSEGNAMENTO  DELLA RELIGIONE CATTOLICA NELLA SCUOLA PRIMARIA   SECONDARIA                                                                                                                           9 novembre 2010  Liceo Linguistico e socio – psico – pedagogico –                                       CATANZARO LIDO   DSCF3246.JPG

 

 

 

 

 

 

 

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PER UN’ATTIVITA’ DIDATTICA MOTIVATA:  L’IRC TRA ISTRUZIONE, FORMAZIONE, COMPETENZE DISCIPLINARI E  CAPACITA’ COMUNICATIVE  Istituto Superiore “Bonomi-Mazzolari” – 17 novembre 2010-MANTOVA

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PROFESSIONALITA’ DOCENTE  TRA COMPETENZE EDUCATIVE  E DINAMICHE RELAZIONALI  ALLA LUCE  DELLA NUOVE INDICAZIONI PER L’IRC   – Istituto I.P.S.I.A “E. FERMI” –   AGRIGENTO 24 Novembre 2010

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L’IRC TRA COMPETENZE, OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO E ABILITA’  SECONDO LE NUOVE INDICAZIONI MINISTERIALI Napoli, Sala Gemito, 3 dicembre 2010   DSCN0246.JPG

 

 

 

 

 

 

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ESSERE DOCENTI  NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA:                       
la conduzione del gruppo classe nell’ora di religione, Centro Congressi Hotel Grazia Deledda, 14 dicembre 2010 – SASSARI

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COMPETENZE DIDATTICHE E METODOLOGIA DELL’IRC ALLA LUCE  NUOVE INDICAZIONI MINISTERIALI: la gestione del gruppo classe nell’ora di religione  – Liceo Scientifico “G. Galilei”, 18 gennaio 2011 – MODICA 18 GENNAIO 2010 A.JPG 

 

 

 

 

 

 

 

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 DALLE NUOVE INDICAZIONI PER L’IRC ALLE APPLICAZIONI NELLA DIDATTICA  – 22 Febbraio 2011- Istituto Professionale Statale   “B. MONTAGNA”- VICENZA 

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 INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE E VALUTAZIONE DELLE COMPETENZE ALLA LUCE DELLE NUOVE INDICAZIONI   SALA CONGRESSI “HOTEL DUOMO” PISA  17 FEBBRAIO 2011  
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PER UNA EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA:                             

L’insegnamento della religione come “spazio di senso” Sala San Francesco – Convento francescano,  2 marzo 2011 SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta) 

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 NUOVE INDICAZIONI PER L’IRC TRA DIDATTICA, COMPETENZE E OBIETTIVI DI  APPRENDIMENTO  Istituto Tecnico Commerciale  “R. Luxemburg” 28 Marzo 2011 – BOLOGNA 

  

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IRC E USO DELLE TECNOLOGIE INFORMATICHE E MULTIMEDIALI NELLA DIDATTICA  Istituto Tecnico Commerciale “Pio La Torre” , 7 aprile  2011 – PALERMO

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                    INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE, ARTE E WEB                            Convegno interregionale di Aggiornamento per docenti di religione della scuola dell’Infanzia e Primaria  Centro Congressi “Cavour”,15 aprile  2011  ROMA

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        LA CENTRALITA’ DELLA BIBBIA NELL’INSEGNAMENTO 
                         DELLA RELIGIONE CATTOLICA
NOTO, Seminario vescovile  Novembre 2009-aprile 2010 

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IRC E NUOVE INDICAZIONI: DALLE COMPETENZE RELAZIONALI  ALLA DIDATTICA DELL’INSEGNAMENTO RAGUSA, Direzione Mariele Ventre, Gennaio-aprile 2011 

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INDICAZIONI PER L’IRC NELL’AREA ANTROPOLOGICA :Educare nel nostro tempo tra inquietudini , attese e speranze
Ragusa, 27 gennaio 2012
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    L’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE  E LA RELAZIONE EDUCATIVA: Strategie educative e didattiche per la formazione della persona, Sala Meeting AC HOTEL PISA 23 febbraio 2012

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LA DIDATTICA DELL’IRC CON I NUOVI MEDIA:               

                insegnare religione con l’uso della LIM

Istituto Superiore “Marie Curie, Garda(VR) 12 Marzo 2012 

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   CONDUZIONE DEL GRUPPO CLASSE E LA RELAZIONE EDUCATIVA NELL’IRC: esperienze e modelli di integrazione tra didattica, psicologia e metodologia

Istituto “R. Luxemburg”, 20 marzo 2012 Bologna

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A SCUOLA DI LIM: insegnare religione con le Lavagne Interattive Multimediali – Istituto Superiore “Sannino”  – 29 marzo 2012 Napoli

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IRC E NUOVE INDICAZIONI: DALLA RELAZIONI EDUCATIVA ALLE APPLICAZIONI DIDATTICHE. Esperienze di integrazione tra didattica, psicologia e metodologia

Istituto Tecnico Superiore “Giua” -17 aprile 2012 , Cagliari

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                              PUBBLICAZIONI

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“…Nella scuola di oggi appare certamente importante ri-comprendere radicalmente il ruolo e la funzione dell’insegnante, il quale non soltanto è chiamato a mutare la propria concezione della didattica, ma anche a rivedere la propria capacità di relazionarsi; il suo compito, direbbe Rogers, è quello di evitare un “apprendimento insignificante” e imposto dall’esterno e di provocare, invece, un “apprendimento significativo” che coinvolge l’esperienza e che nasce dai processi vitali profondi della persona…”   (Dall’Introduzione di Domenico Pisana

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“…siamo convinti che bisogna tenere alta la nostra professionalità in una scuola in continuo mutamento, perché ci rendiamo sempre più conto che insegnare bene significa preparare l’alunno alla vita e che gli studenti  della scuola dell’autonomia chiedono  docenti  qualificati e all’altezza del loro compito(…)  Noi riteniamo che l’IRC nella progettazione del sistema di istruzione e formazione e dell’offerta formativa abbia un compito essenziale, proprio perché di fronte alle sfide culturali ed educative non si può rimanere indifferenti oppure continuare con il tipo di lezione vecchio stampo ove il monologo continua a resistere rispetto ad un ‘impostazione interattiva e cooperativa.”

 (Dall’Introduzione di D. Pisana)

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“…Le emergenze educative di oggi esigono docenti  motivati e che abbiano una solida conoscenza della propria materia, capacità di metodologia didattica, abilità a stimolare e motivare gli alunni, a  organizzare l’insegnamento e l’apprendimento in forma partecipata e ad utilizzare le tecnologie informatiche.

Oggi ci viene dalla società un messaggio  abbastanza chiaro: occorre rinnovare la didattica, e per fare questo è necessaria una formazione costante degli insegnanti (…) Ma quale tipo di lezione può favorire meglio, nei vari ordini e gradi scolastici, un positivo e costruttivo apprendimento da parte di un gruppo-classe?

Non certo una “lezione monologo”  consistente nel descrivere e nel trasmettere concetti, idee, nozioni; neanche  un “insegnamento monologo” con l’aggiunta di un po’ di discussione al fine di dare qualche chiarimento, quanto invece una “lezione problematico – dialogica”, dove il procedere dell’insegna-mento avviene per “questioni”…  Procedere per “questioni” significa parti-re  da una problematizzazione dell’argo-mento, per seguire con una esposizione degli obiettivi da raggiungere, con  la presentazione di contenuti culturali specifici e con l’accosta-mento diretto a fonti e documenti che diano le ragioni di ciò che si studia e si apprende. Problematizzare la lezione consente di superare il nozionismo e di applicare una metodologia interattiva con la classe…” 

 

                                                         (Dall’introduzione di  Domenico Pisana )

                                                    

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 “… Nel  quadro delle sfide educative che attraversano la scuola italiana, ci sono alcuni nodi problematici che debbono sicuramente risuonare nella coscienza di ogni comunità scolastica: Chi sono oggi nella scuola i “ragazzi difficili”? Come si possono individuare i ragazzi a rischio, i ragazzi disadattati, i ragazzi delinquenti? Su che cosa fare leva per aiutare il ragazzo a divenire co-protagonista del suo cambiamento? Che cosa significa ri-educare un ragazzo a rischio? Qual è il profilo psicologico e quali sono le peculiarità del bullo? Qual è il profilo psicologico della vittima del bullo? E quali sono le caratteristiche dei genitori che stanno dietro a ragazzi bulli e alle loro vittime? Cosa può fare la scuola , attraverso le varie discipline,  per prevenire il bullismo e il disagio giovanile ? E cosa possono fare i docenti, cosa possono fare gli insegnanti di religione, all’interno della classe   per questo fenomeno del bullismo?

Quando si insegna bene la religione , che è patrimonio della nostra civiltà, sicuramente apparirà, con tutta pienezza, la sua grande valenza culturale sul piano dell’educazione  e della comprensione e acquisizione dei grandi valori umani  e cristiani di cui  oggi i nostri giovani hanno bisogno di impossessarsi: amore, solidarietà, giustizia, legalità, rispetto dell’interculturalità,  dell’ambiente , non violenza , tolleranza, etc.. Nella scuola esiste questo  spazio educativo  dove questi valori di civiltà trovano corpo e consistenza ed è, propriamente, nei programmi di insegnamento della religione cattolica. L’IRC  deve diventare  sempre più una disciplina capace di educare istruendo, contribuendo a creare tutte le condizioni essenziali per prevenire disagi all’interno del mondo giovanile e per far sì che gli studenti, nella scuola,  “stiano bene” anzitutto con se stessi e  con tutte le realtà con cui in essa interagiscono…”    (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)

    

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<<…Quando si parla di dialogo con i bambini si pensa subito al “modo” con cui parlare per farsi ascoltare e capire; prima di pronunciare “parole” per farsi capire, sembra necessario darsi uno spazio mentale per “capire la situazione”: educare lo sguardo. È comprensibile che negli eventi l’emozione sia così forte che è molto difficile fermarsi e dire: “Che cosa mi succede…”, “Che emozioni sto provando…”.

   Nel dialogo con i bambini darsi del tempo, fermarsi prima di pronunciare parola, significa contenersi e “contenere” il bambino. In quello spazio dove io decido di fermarmi per capire, si esplicita il senso dello sguardo educativo, perché io possa formulare queste ipotesi: in che situazione si trova il bambino? Qual è il suo momento evolutivo? Che cosa si aspetta da me? E, soprattutto, come interpretare il suo silenzio? Perché anche i silenzi acquistano significato per chi riesce ad interpretarli nel contesto in cui si presentano. Quando l’educatore si ferma, e dice al bambino stesso :” aspetta un attimo ho bisogno di fermarmi per capire bene”…il bambino tenderà ad imitare quel comportamento nelle altre situazioni…>>

                                                                            (Dalla prima relazione di Giuseppe Cursio)

 

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“… nella scuola c’è proprio bisogno di questo “scatto di motivazione”. Se c’è motivazione ci può essere successo scolastico; senza motivazione si rischia il fallimento. Docenti motivati possono motivare i propri studenti.  La motivazione è infatti ciò che induce un docente  ad una determinata azione didattica; è ciò che spinge il comportamento di un docente verso una data meta. La motivazione, insomma,  svolge fondamentalmente due funzioni: attivare e orientare comportamenti specifici. E la  motivazione non può essere condizionata dal mero corrispettivo economico; questo è importante e va sicuramente tutelato, ma non bisogna dimenticare che la funzione docente è di una responsabilità decisiva perché oggi tra i banchi di scuola noi formiamo le generazioni che dovranno assumersi responsabilità nel prossimo futuro, e ciò che loro saranno dipende anche da noi. Ecco perché auspichiamo questo “scatto di motivazione” ed è importante farsi delle domande:come motivare gli allievi nell’attività didattica? Come suscitare in loro l’interesse ad una partecipazione attiva, fattiva e collaborativa perché comprendano il valore e il senso culturale della religione nella vita dell’uomo e della società?  Il docente di religione in che modo può rendere la propria disciplina uno strumento che educa istruendo? Che cosa vuol dire comunicare? Quali sono i fattori che devono caratterizzare il comportamento del docente nella comunicazione educativa?  A che cosa vanno incontro nell’attività di insegnamento e apprendimento docenti di religione “permissivi”  o al contrario eccessivamente “direttivi”? Quali percorsi curricolari occorre porre in essere perché si posa puntare su una formazione degli allievi in grado di mettere in sinergia “esperienza e saperi?  Sono, questi, interrogativi che dovranno riecheggiare nei lavori di questa giornata, con la consapevolezza che spetta al docente di religione fare la propria sintesi personale per favorire in se stesso uno scatto di motivazione e, quindi, di professionalizzazione e innalzamento del  livello qualitativo della sua attività didattica…”   (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)

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<<…Non c’è dubbio che l’elemento cruciale in grado di favorire o pregiudicare il processo di apprendimento/insegnamento è l’interazione che si stabilisce in classe non solo tra docente e alunni, ma anche tra gli stessi alunni; interazione che coinvolge molteplici variabili: differenti personalità, atteggiamenti, capacità ed esperienze, nonché diversi stili, modalità e strategie di apprendimento.

    Compito del docente è creare il clima idoneo, le condizioni relazionali migliori , non solo per evitare il sorgere di  “comportamenti disfunzionali”, ma per porre le basi per un apprendimento significativo e duraturo. Tale clima può essere determinato se il docente nella comunicazione educativa assume una dimensione di “stima-calore-propensione”, nel senso che si pone con un atteggiamento di fiducia, di comprensione e di incoraggiamento nei confronti degli allievi. (…)  In questa dinamica relazionale, non c’è dubbio che la Scuola chiede oggi al docente una forte  “flessibilità”, ossia la capacità di automodificare l’attività didattica ed educativa, in rapporto alle diverse esigenze e richieste della situazione degli allievi e del contesto socio-culturale in cui operano>>.      (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)  

 

 

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 “… Come valuto la competenza in religione cattolica che il mio allievo manifesta nell’affrontare un compito, nel risolvere un problema che ha relazione con questa disciplina?  Non sembri una raffinatezza lessicale la sottolineatura sull’utilizzo della preposizione semplice “in”, deliberatamente scelta in alternativa a “di”; occorre avere consapevolezza che l’espressione “competenze in …” permette di conservare tutta l’interezza e l’unitarietà  della competenza personale anche quando ci accingiamo a fare un’operazione puramente logica  e didattica di circoscrizione di un preciso campo disciplinare come, ad esempio, la lingua italiana. Facciamo questa operazione, però, nella  consapevolezza che la competenza personale che osserviamo  esprime sempre l’unità dell’agire di una persona che  controlla, fa interagire, feconda reciprocamente, in una parola, usa in maniera personalizzata e non meccanica,  le tante ‘discipline’, le tante conoscenze disciplinare che ha acquisito. Avendo ben presente questo passaggio il docente cerca di ‘rin-tracciare’,  appunto,  i segni,  i “tracciati” di conoscenze/abilità ascrivibili alla  disciplina che lo interessa. Quando vogliamo valutare competenze personali non facciamo altro che  ri-costruire  induttivamente, dalle diverse esperienze, le tracce lasciate dalle ‘discipline’, facciamo un’operazione di ‘estrazione’, di setacciamento che presenta  una differenza fondamentale dal modo di procedere “tradizionale”: l’astratto lo fa il docente, che non chiede all’allievo di essere lui stesso un’astrazione,  proprio  perché lo riconosce  persona, e alla persona non si chiede di adattarsi alle astrazioni didattiche. La persona è fine, sempre. Per questo possiamo dire che non esistono competenze di …una qualsivoglia disciplina, astratte separate, atomizzate, slegate dall’agire unitario dell’ allievo, ma esiste la possibilità che il docente ritrovi intenzionalmente  nell’ agire integrale un particolare sapere disciplinare, nel nostro caso la religione cattolica, e possa vedere come conoscenze e abilità tipiche di questo insegnamento sono state fatte proprie dall’allievo che le utilizza in prima persona in una determinata situazione…”   (Dalla prima relazione di Giuliana Sandrone Boscarino )

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“La scuola del terzo millennio può dirsi una palestra di educazione alla cittadinanza? I giovani di oggi vedono nella scuola un luogo nel quale possono maturare la cultura dell’ essere cittadini attivi,  costruire una esperienza di valori come la solidarietà, l’amicizia, il rispetto dell’altro, la pace, la tolleranza? Ma cosa significa veramente essere cittadini? Si è cittadini quando si adempiono i propri doveri, si partecipa alla vita pubblica, si conosce la legislazione del proprio paese o invece quando si esprime il senso di appartenenza a una collettività? I comportamenti civici attengono più alla sfera privata o a quella pubblica?(…) …nella scuola  si può  educare ad una cittadinanza attiva e solidale   non solo attraverso progetti specifici capaci di interagire con il territorio e le realtà di volontariato,  ma anche attraverso i contenuti culturali delle varie discipline oggetto di insegnamento, che  devono far cogliere le varie facce della cittadinanza.

La cittadinanza  è un valore etico che lo studente deve anzitutto cogliere, metabolizzare, pensare, apprezzare nella sua valenza culturale; i docenti hanno nella loro programmazione didattica tante possibilità per   formare gli studenti  ai valori dell’impegno sociale, del dono, della gratuità e della condivisione nei confronti delle fasce più emarginate e più deboli della società coniugandoli con comportamenti ed atteggiamenti di impegno personale. L’IRC  diventa veramente una palestra di cittadinanza  quando mette i giovani nelle condizioni di  “sapere comprendere” l’importanza della cittadinanza come fatto etico, di “sapere essere” uomini solidali”, e di “saper fare” gesti concreti di cittadinanza attiva e di solidarietà verso l’altro”    (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)

 

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“… non si può nascondere che  nell’uso del web e dei nuovi media in genere  esistono, nella pratica didattica, difficoltà  di diversa origine e natura: gestionali, organizzative, economiche, psicologiche e culturali, spesso strettamente correlate tra loro.

Spesso gli insegnanti più disponibili animati da passione per una didattica centrata sui nuovi media, toccano con mano quando sia difficile un percorso in questa direzione  per la scarsità di fondi per l’acquisto e per la  manutenzione delle attrezzature multimediali. E poi, non si può sottacere il fatto che nella scuola italiana l’orario scolastico risulta essere ancora  poco adatto (e difficilmente adattabile!) all’uso delle tecnologie, se non prevede, ad esempio, possibilità di compresenze degli insegnanti.

Un altro ostacolo, forse il principale, può provenire dagli stessi insegnanti, molti dei quali , per vari motivi, appaiono  contrari alla multimedialità o si sentano inadeguati e impreparati.  E senza la collaborazione tra i docenti, l’uso delle tecnologie è davvero problematico!(…)

Per un insegnamento della religione che sia disponibile  all’utilizzo dei nuovi media e all’uso del web, è fondamentale essere disposti poi a rivedere il proprio ruolo di docenti.

E’ oramai un dato acquisito il fatto che è definitivamente tramontata la figura del docente depositario e trasmettitore esclusivo del sapere, in ragione del fatto che  le informazioni sono  facilmente disponibili in rete e su altri media; l’insegnante deve sempre più configurarsi come colui che educa istruendo, come un educatore che facilita il processo di formazione…”     (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)

 

 

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“… Non c’è dubbio  che le innovazioni tecnologiche – come, tra l’altro, qualsiasi innovazione – hanno da sempre destato nei docenti sentimenti e pensieri contrastanti.

C’è infatti chi vede nelle NT quasi un “toccasana” della didattica, c’è, al contrario chi non le esalta per nulla, anzi ne prendono le distanze nonostante il sollecito all’uso da parte di tutte le fonti ministeriali e dei  centri  di formazione  della professionalità docente.

Certo, se è  vero che molte volte l’uso delle NT è segnato dall’improvvisazione nel loro uso didattico, soprattutto da parte di chi, ingenuamente, pensa che sia sufficiente  adoperarle in qualsiasi maniera, è altrettanto vero che le NT stanno cambiando il modo di insegnare e il modo di apprendere, ma, chiaramente,  non sono un rimedio a tutto,  e non servono in assenza di qualcuno che dia loro contenuto e valore.

Bisogna ricordare che le NT hanno solo un valore di tramite  tra il docente e lo studente, finalizzato al  miglioramento  dell’insegnamento e alla esaltazione delle possibilità di apprendimento. Le tecnologie possono contribuire a ridefinire il ruolo dell’insegnante, ma ciò non significa che egli venga escluso dal processo; egli mantiene, infatti, la sua specificità e la sua essenziale importanza.  Il primo dato che , dunque, non occorre mai dimenticare è che le  NT sono solo uno strumento che viene messo a disposizione dell’insegnante e dello studente per facilitare il processo di insegnamento/apprendimento, ma senza una adeguata formazione metodologica circa il loro uso, c’è il rischio che possa concretizzarsi in un fallimento…”  (Dall’Introduzione di Domenico Pisana)

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DIDATTICAultima modifica: 2011-11-16T18:44:00+01:00da domenicopisana
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