TRADUZIONI

LETTERA DEL DIRETTORE DELLA JUNIMEfoto simona Modreanu.jpgA IASI DELLA ROMANIA, SIMONA MODREANU INVIATA AL SINDACO DI MODICA, DOTT. ANTONELLO BUSCEMA, IN OCCASIONE DEL 110 ANNIVERSARIO DELLA NASCITA DEL NOBEL QUASIMODO PER SEGNALARE LA TRADUZIONE DEL LIBRO DI DOMENICO PISANA “QUEL NOBEL VENUTO DAL SUD. SALVATORE QUASIMODO TRA GLORIA ED OBLIO”

A l’attention de M. le Maire de Modica, Dott. Antonello Buscema

 

Iasi, le 3 août 2011

 Fondées en 1969, les Editions Junimea de Iaşi se sont bâti une renommée dans la promotion de la littérature roumaine, devenant rapidement un re-père essentiel dans le domaine.

Cependant, progressivement et notammment ces dernières années, la stratégie éditoriale a changé en ce sens que la maison s’est ouverte vers de nouveaux horizons, en accord avec les principales modifications des pa-radigmes culturels contemporains.

C’est ainsi que les Editions Junimea ont commencé à ménager – en dehors des preoccupations constantes pour la critique et la littérature roumaines – une place toujours plus importante à l’essai, aux ouvrages transdisciplinaires, aux publications en langues étrangères et aux tradu-ctions.

La proposition de M. Geo Vasile, un critique littéraire de toute pre-mière main en Roumanie et un italianiste réputé, avec qui notre maison collabore depuis longtemps, est venue à point nommé. Il nous a donc soumis le texte du professeur Domenico Pisana, Ce Nobel venu du Sud. Salvatore Quasimodo, entre la gloire et l’oubli, pour la publication de sa traduction, accompagné de ses commentaires.

Le texte nous a séduit immédiatement. D’abord par le sujet inédit, car si Quasimodo est bien connu dans le monde des poètes, une analyse avertie et profonde de son oeuvre, avec maints exemples à l’appui et toute l’impartialité de chercheur de M. Pisana, faisant la part des choses entre éloges et critiques, manquait âprement. L’auteur a réussi a mettre en va-leur avec une probité et une sagacité remarquables les coups de génie du poète sicilien, mais aussi ses côtés plus secrets ou controversés, nous resti-tuant toute la saveur d’un créateur unique.

Le professeur Domenico Pisana a le grand mérite de lever le voile, avec discrétion et pertinence, sur une énigme persistante dans le monde des lettres, à savoir la destinée de ce prix Nobel de la poésie, qui a pourtant soulevé une tornade de polémiques autour de lui et qui a pratiquement été relégué dans l’oubli. La mise en perspective historique correcte et sans parti-pris, avec les accents et les nuances qu’il fallait nous aide à mieux le comprendre aujourd’hui et à nous rapprocher de cette personnalité exce-ptionnelle.

Nous remercions de tout coeur le professeur Domenico Pisana de nous avoir permis d’enrichir l’horizon de connaissance des lecteurs roumains et d’avoir jeté un autre pont, d’une rare qualité, entre nos deux cultures.Nous espérons que son livre magnifique puisse être présenté à une occasion spéciale, comme les fêtes de la ville de Modica et nous formulons chaleureusement le souhait que ceci représente un début de coopération culturelle entre nos deux villes, entre la ville de Modica et les Editions Junimea de Iasi.

 

Simona Modreanu

Directeur des Editions Junimea de Iasi, Roumanie

 

 

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Il Giornale di Ispica – Quotidiano online lwww.giornaledispica.it

cop_1_giallo_Pisana.jpgfoto vasile.jpgIL LIBRO DI DOMENICO PISANA SUL NOBEL SALVATORE QUASIMODO TRADOTTO IN RUMENO

DALLA JUNIMEA IASI

 L’attività culturale di Domenico Pisana non è nuova a varcare i confini nazionali. Già dagli anni ’90 si sono occupati delle sue opere poetiche “Pancosmia Sunergasìa”, rivista di letteratura greca, e “Romanta”, Antologia poetica in italiano, inglese, francese e tedesco, pubblicata dalla Scuola Superiore Universitaria per mediatori linguistici di Reggio Calabria. Ancora si sono occupati di Domenico Pisana Irena Burchacka e Anna Sojka, autori della traduzione integrale in polacco, per l’editrice 4K PHUP Sp di Varsavia, della versione italiana del volume “Sulla tua parola getterò le reti”, e Augusto Aimar, autore della traduzione integrale in spagnolo, per l’editrice San Pablo di Santafé De Bogotà, della versione italiana dello stesso volume.

E’ di questi giorni un nuovo apprezzamento per un suo libro di critica letteraria dal titolo  Quel Nobel venuto dal Sud-Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio edito nel 2006, del quale si è occupato la Casa editrice rumena, la Junimea de Iasi. “Si tratta – afferma Pisana – di un casa editrice fondata nel 1969, che è tra le edizioni nazionali promotrici della letteratura rumena e punto di riferimento fondamentale nel settore. In particolare in questi ultimi anni, la strategia editoriale della Casa editrice si è aperta verso nuovi orizzonti, in linea con i principali paradgmi culturali contemporanei. È così che le Edizioni Junimea hanno iniziato ad assegnare – al di là delle costanti preoccupazioni per la critica e la letteratura rumene – un ruolo sempre più importante al saggio, alle opere transdisciplinari, alle pubblicazioni in lingua straniera e alle traduzioni.”

 A proporre il libro di Domenico Pisana è stato Geo Vasile,(nella foto) un critico letterario di tutto rispetto in Romania e un famoso italianista che con la casa editrice collabora da tempo, e che nello scorso aprile ha visitato Modica, ospite del Caffè Letterario Quasimodo. E’ stato lo stesso Geo Vasile, che ha tradotto diversi autori italiani, da Dante a Tomasi di Lampedusa, Cesare Pavese, Giuseppe Bonaviri, Mario Luzi, Eugenio Montale, Primo Levi, Italo Calvino, Dino Buzzati, Umberto Eco, Margaret Mazzantini, Alessandro Baricco, a sottoporre all’attenzione del Direttore editoriale della Junimea, Simona Modreanu, il testo italiano di Pisana per la pubblicazione della sua traduzione, accompagnata dai suoi commenti.

 ”Il testo – afferma Simona Modreanu, Direttore editoriale della Junimea,(nella foto) ci ha subito sedotti. Innanzitutto per il soggetto inedito, poiché sebbene Quasimodo sia ben conosciuto dal mondo dei poeti, un’analisi profonda della sua opera, supportata di tanti esempi e caratterizzata da tutta l’imparzialità del ricercatore Pisana, che ne illustra il percorso tra elogi e critiche, mancava. L’autore è riuscito a mettere in risalto con una probité e una sagacità notevoli i colpi di genio del poeta siciliano, ma anche i suoi lati più segreti e controversi, restituendoci tutto il sapore di un creatore di poesia unico. Il Prof. Domenico Pisana – prosegue Modreanu – ha il grande merito di svelare, con discrezione e pertinenza, un enigma persistente nel mondo della letteratura, interpretando il destino di quel premio Nobel della poesia che ha sollevato un tornado di polemiche attorno a se e che si è tentato in pratica di relegare nell’oblio.

 L’aver messo Quasimodo in una prospettiva storica corretta e senza pregiudizi, con gli accenti e le sfumature necessarie, ci aiuta oggi a comprenderlo meglio ed a avvicinarci a questa personalità straordinaria. Ringraziamo di cuore il Prof. Domenico Pisana – conclude la Direttrice Modreanu – per averci permesso di arricchire l’orizzonte delle conoscenze dei lettori rumeni e di aver gettato un altro ponte, di una rara qualità, tra le nostre due culture. Speriamo che il suo magnifico libro possa rappresentare l’inizio di una collaborazione culturale tra le nostre due città, la città di Modica e le Edizioni Junimea de Iaşi”.  Ad esprimere soddisfazione per questo risultato è anche l’autore Domenico Pisana, il quale, dopo le traduzioni in polacco e in spagnolo di altre sue pubblicazioni di carattere teologico, aggiunge al suo curriculum di poeta e scrittore questo ulteriore tassello. L’autore ha fatto omaggio della traduzione del suo saggio al figlio del Nobel , Alessandro Quasimodo, nel corso di un evento culturale tenutosi perl’intitolazione a Quasimodo del ristorante del Palace Hotel di Modica.

 

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            DOMENICO PISANA AL SALONE DI BUCAREST

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 Il prossimo 25 novembre 2011 al più grande Salo-ne rumeno del Libro a Bucarest  dove, come scrive nell’invito (vedi Lettera accanto) la direttrice del Casa Editrice Junimea SimonaModreanu,l’Italie est l’invitée d’hon-neur” (L’Italia è l’invitata d’onore) sarà lanciata la versione rumena del Libro di Pisana  Quel Nobel venuto dal Sud -Salvatore Quasimodo tra gloria e oblio, recentemente tradotto dal critico letterario e italianista Geo Vasile. Sarà proprio Vasile a parlare del volume e ad intervistare l’autore.

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  Frammento della prolusione  di GEO VASILE  sul libro di Domenico Pisana

QUEL NOBEL VENUTO DAL SUD.

SALVATORE QUASIMODO   TRA GLORIA E OBLIO

 Bucarest, 25 Novembre 2011

 

 

Salvatore Quasimodo (1901- 1968) è il secondo siciliano, dopo Luigi Pirandello, che ha ricevuto nel 1959 il PREMIO NOBEL PER LETTERATURA e il quarto italiano, dopo Giosuè Carducci, Grazia Deledda; seguiranno,come si sa, Eugenio Montale e Dario Fo. Il dottor Domenico Pisana, professore di teologia nella cittadina di Modica (prov. di Ragusa) e presidente del “Caffé Letterario Salvatore Quasimodo”, autore anche lui di parecchi volumi di poesia e saggi critici ma anche etico-teologici,  si è proposto ed è riuscito di offrire un Quasimodo più attuale che mai e quindi perenne non solo per la sua produzione lirica, ma anche per il suo credo umano, ideatico ed estetico, soprattutto quello degli anni cinquanta e sessanta:  l’intellighenzia di ogni popolo ha il dovere e può incidere sul sociale, sull’uomo, e addirittura cambiare la realtà nel senso di diminuire almeno la sofferenza degli umili della terra, il più delle volte ignorati o peggio, violentati dal politico e dalla politica. L’autore del libro cita Quasimodo che, sulla scia di Antonio Gramsci scrive che il poeta e la poesia hanno il ruolo di “modificare” il mondo, dato che le immagini con cui  operano, toccano e influenzano il cuore e la mente dell’uomo più della storia e della filosofia.

Geo_Vasile_Fiera_Internazionale_del_Libro_Gaudeamus,_Bucarest,__nov._2011.JPGDottor Pisana, in base ad un’esauriente rilettura delle opere quasimodiane               nonché ad un’ampia esplo-razione della bio-bibliografia sul Nobel siciliano (oltre 30 notevoli nomi e libri usciti negli ultimi sei decenni) combatte  e non esita a rigettare le ingiuste e spesso umorali accuse, inspiegabili risentimenti, destinati a sprofondare il Nobel siciliano nell’oblio, di grandi storici della letteratura italiana come Giacinto Spagnoletti, Giuliano Manacorda, Giulio Ferroni oppure di P.P. Pasolini o Edoardo Sanguineti.

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Il libro si costituisce di tre grandi sezioni (l’esame dell’epistolario, dell’opera poetica, dei discorsi pubblici). Naturalmente non mancano alcune essenziali sequenze biografiche: l’umiltà delle sue origini che fanno eco in alcune delle sue poesia, la sua vita operosa di geometra per varie province dell’Italia,  piena di stenti ma anche di frutti della futura maturazione poetica, di altalenanti disavventure (anche amorose: non poteva, naturalmente, mancare nella vita del giovane poeta venuto dal Sud, l’ammaliatrice, la versatile e volubile scrittrice Sibilla Aleramo, già cinquantanovenne), il fatto di esser stato un autodidatta che è riuscito a imparare latino e greco, traducendo in italiano i vecchi poeti greci, da Archiloco e Anacreonte fino a Stesicoro, Pindaro e Meleagro, un’opera ristampata dall’Editore Garzanti nel 1976 e per la quale viene elogiato da…Sanguineti. In fine, per chiara fama, è chiamato a insegnare letteratura italiana al Conservatorio di Milano. Malgrado  le affermazioni spesso diffamanti e impietose dei detrattori di Quasimodo, lo studio del prof .Pisana serba la sua impostazione accademica, obbiettiva ed imparziale, guidata solo dai criteri estetici ed etici. Ci ha sorpreso la freschezza delle interpretazioni che l’autore da in prima assoluta alla poesia quasimodiana, soprattutto quelle del teologo  che attribuisce alla poesia di Quasimodo un’inevitabile dimensione religiosa, tipo fiducia in un “Dio del fiore vivo”.  
Il tema centrale della monografia di D. Pisana resta pure l’argomentazione dettagliata e estremamente limpida che tra la fase ermetica del debutto con “Acque e terre” e “Oboe sommerso” cui seguono “Erato e Apollion “Ed è subito sera” del suo celebre concittadino e le raccolte poetiche ulteriori (“Giorno dopo giorno”) e il suo orientamento civico dopo 1947 non c’è un divorzio, una rottura brutale, non si tratta di duplicità o di opportunismo etico, bensì “una continuità nella diversità e un rinnovamento”.  Il poeta passò dal monologo e dal paesaggio ermetico, transcedentale reperibile poi in Andrea Zanzotto o Umberto Piersanti al dialogo con la storia, dall’esilio interiore e il culto della parola  (la poetica della Parola) all’approccio del reale e della quotidianità, dai procedimenti oscuri, analogici, allusivi ed elusivi del linguaggio ermetico (secondo noi anche un mezzo di opposizione e resistenza alla censura del regime mussoliniano degli anni trenta e quaranta), ad un’ispirazione di tipo sociale ed etica, adeguata al nuovo contesto dell’Italia postbellica. Il discorso lirico, adesso più chiaro ed estrovertito, no fa che continuare la gravità e la tonalità elegiaca di sempre, anticipando, in fine, gli attributi “corali” epico-drammatici della poesia odierna europea.

stand_Editrice_JUNIMEA_Fiera_Internazionale_del_Libro_Bucarest_nov._25,_2011.JPG Ecco perché Quasimodo non meritava essere obliato per il tramite anche di qualche malvagia ideuccia o etichetta calunniatrice incollata sulle sue sofferte poesie: apostasia, rinnegazione dell’esordio. Il prof. Pisana insiste sul fatto che il celebre poeta italiano abbia saputo sottrarsi alla trappola delle modulazioni astratte del sentimento, trovando la via della verità e della vita autentica, in altre parole, della libertà della propria creazione.  Forse le più significative pagine del libro “ACEL NOBEL VENIT DIN SUD. SALVATORE QUASIMODO ÎNTRE GLORIE ŞI UITARE”,  Junimea, Iaşi, 2011 200 p., tradotto dal sottoscritto e  accolto con grandissimo interesse dal direttore dell’Editrice, prof. univ. Simona Modreanu,  introducono il tema di “Quasimodo e la poesia sociale: dall’ermetismo all’engagement. Al posto di Quasimodo potevano stare benissimo i nomi di Éluard, Tudor Arghezi o Aragon. La così detta “trasfigurazione” del Nobel siciliano, sottolinea il perito esegeta Domenico Pisana, non è altro che  condivisione tramite poesia dei drammi del proprio tempo saccheggiato dalla guerra. La scrittura di Quasimodo si sta arricchendo, anche se il suo ermetismo non scompare del tutto, continuando a ricordare  procedure icastiche  e  analogie ellittiche,  presenti, per es., negli strazianti versi della poesia “Alle fronde dei salici”, che ne fa uso di una metafora biblica:

                                           E come potevano noi cantare/Con il piede straniero sopra il cuore,/fra i morti abbandonati nelle piazze/sull’erba dura di ghiaccio, al lamento/d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero/della madre che/andava incontro al figlio/crocifisso sul palo del telegrafo?/Alle fronde dei salici, per voto,/anche le nostre cetre erano appese,/oscillavano lievi al triste vento.   

                                         Mai era oare cu putinţă să cântăm/ Cu piciorul străinilor deasupra inimii ,/printre morţii părăsiţi în pieţe/pe iarba oţelită de gheaţă, în jeluirea/ de miel a copiilor, în urletul negru al mamei ce/ îşi îmbrăţişa fiul/răstignit pe stâlpul de telegraf?/ De crengile sălciilor, prin legământ,/ şi lirele noastre stăteau spânzurate,/legănându-se-n vânt.

             La poesia di Quasimodo, già conscio che “la vita non è sogno” si sta immedesimando col palpito del cuore dell’uomo, con la storia tragica dell’Italia e dell’Europa. Il mito del poeta neutro verso la storia, la società, verso il mondo è già un non-sense, dimostra dottor Pisana, riferendosi al  nuovo atteggiamento etico-estetico di Quasimodo. Il poeta non rappresenta solamente una voce poetica, bensì una posizione, un contenuto della propria anima, della propria esperienza di vita, però sarebbe un imperdonabile sbaglio confondere la poesia ”sociale” o “etica” con la sociologia oppure esortazioni di tipo moralistico.. Per Quasimodo delle ultime raccolte, ci illumina il professor Pisana, il rapporto vita – arte poetica diventa il leitmotiv delle sue ricerche estetiche.

                                                                                              GEO VASILE

P.s.Trattandosi della versione in romeno del libro di Domenico Pisana, non possiamo non ricordare le traduzioni dalla poesia del Nobel siciliano uscite in Romania, a partire fin dal 1945, la più recente (1992) essendo quella firmata dall’italianista Mihai Banciu. Al tempo stesso non possiamo tralasciare la traduzione dovuta a Salvatore Quasimodo di un’ampia antologia poetica del grande nostro classico Tudor Arghezi (1880-1967), affermatosi tra le due guerre quale innovatore in assoluto del linguaggio poetico romeno: Tudor Arghezi.Poesie. Milano, A. Mondadori, 1966. (collana Lo Specchio), ristampata nel 2004 presso l’editrice Stampa Alternativa (introduzione firmata da Mario Dotti).

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POETI , SCRITTORI ED EDITORI 024.jpg     DOMENICO PISANA INTERVISTATO DA CHIARA SCUCCES DEL MENSILE “DODICI”

D. C’è qualche legame o punto in comune tra Lei e Quasi-modo per quanto riguarda la vostra attività letteraria?E la scelta ricaduta su questo autore fa riferimento ap-punto a quest’ultima o alla vostra affinità originaria (essendo en-trambi modicani) o magari a vicende vissute similari o a puri motivi di interesse per le sue opere? 

R. Il mio interesse per Quasimodo affonda le radici già nei tempi dei miei studi liceali. I suoi versi hanno sempre suscitato dentro di me un fascino particolare, perché credo che la poesia di Quasimodo sia una posizione dello spirito, una capacità di leggere dal di dentro la vita nella sua complessità, una sorta di intuizione dell’anima che non è dato a tutti di avere. Oggi, molti scrivono poesie, ma pochi sono i poeti. Spesso si confonde il poetare con i buoni sentimenti, dimenticando che la vera poetica esige un “esodo interio-re” capace di dare senso alle cose e di radicarsi nella storia.  Insomma, mi è sempre piaciuto di Quasimodo il fatto di considerare  la poesia  un’ assun-zione della storia; il poeta – come dice infatti il  nostro Nobel  – “non ha e non può avere una posizione passiva nella società; egli “modifica” il mondo, e le sue immagini forti, quelle create, battono sul cuore dell’uomo più della filosofia e della storia”.  

Mi trova vicino a  Quasimodo l’idea che egli esprime nel suo Discorso sulla poesia del 1953, allorché afferma che “Un poeta è tale quando non rinuncia alla sua presenza in una data terra, in un tempo esatto, definito politica-mente. E poesia è verità e libertà di quel tempo e non modulazioni astratte del sentimento …”

                                                                                                   

D. Da cosa è stato maggiormente affascinato: dal primo pe-riodo così puntiglioso e caratterizzato dalla continua ricerca delle sottigliezze vocali e delle più recondite sonorità; op-pure dal secondo periodo in cui è forte la consape-volezza che gli eventi del proprio tempo avrebbero reso incerto, o quanto meno molto diverso dal passato, il futuro e durante il quale si avverte ben distinto lo spirito di rivolta morale della Resistenza. Qual è stato dunque l’input che lo ha convinto a scrivere un libro su questo Premio Nobel?

 

R. Quasimodo, sicuramente, non ha avuto  bisogno  di questo mio saggio per essere apprezzato,ne esistono altri abbastanza interessanti. Tuttavia se l’ho scritto è perché la critica militante, dopo l’assegnazione del Nobel, lo ha bistratto fortemente fino a dovere leggere parole come quelle di Pasolini, il quale, in una intervista su “Gente” lo giudicava “uno dei peggiori poeti ita-liani”, oppure di Stefano Giovanardi che sul quotidiano “Repubblica”del-l’11 Agosto del 2001arriva a definire  Quasimodo “un minore di grande talento,costretto dalla storia e dalle circostanze a sentirsi un maggiore e a scrivere come tale”. E’ chiaro che non condivido queste  posizioni.

 La poetica quasimodiana  ha avuto una evoluzione post ermetica che ha toccato temi sociali e civili del periodo bellico  e che non possono essere rite-nuti, come qualcuno ha detto,stilizzazioni retoriche. La critica ufficiale non ha, fino ad oggi, perdonato a Quasimodo l’assegnazione del Nobel e si è mossa condizionata da quelli che Giuseppe Zagarrio  chiama “umori e ri-sentimenti”.La poesia di Quasimodo è caratterizzata da due itinerari lirici che, a mio giudizio, si integrano nell’unità di un unico percorso poetico. Chi ha gridato al tradimento di Quasimodo nei confronti della scuola ermetica e all’abbandono della“poetica della parola”, in realtà ha guardato soltanto con occhio miope e condizionato da fattori esterni alla serenità del giudizio critico.

Si, è vero,  si parla  di primo e secondo Quasimodo, ma per me esiste  un “unico”Quasimodo e il j’accuse della critica circa la “svolta” o il “tradi-mento”della scuola ermetica da parte del poeta modicano è stato dettato solo  da un esagerato risentimento verso un uomo che, consape-volmente o meno, aveva dato l’impressione, e ci avvaliamo di una immagine di linguaggio volgare ma estremamente efficace, di “sputare nel piatto dove aveva mangiato”.

 

D. L’ aver diviso in piccole sezioni il libro “ Quel Nobel venuto dal Sud- Salvatore Quasimodo tra gloria ed oblio”, fa-cendo riferimento in ognuna  di esse a poeti o scrittori di-versi, rispondeva allo scopo di illustrare le peculiarità di Quasimodo ponendolo a confronto con altri scoprendo così i possibili punti in comune o viceversa di assoluta rottura?

 

R. Lei fa riferimento , credo, a quelle parti del volume dedicate all’epistolario di Quasimodo. Si, da esso è certamente  possibile trarre alcune peculiarità del pensiero di Quasimodo. Esistono, infatti,  diversi carteggi che testimo-niano come il Nobel intrattenesse rapporti con amici e uomini di cultura e con persone con cui venne a contatto nella sua vita. In queste lettere sparse c’è   una tensione umana molto intensa e sofferta, nonché il bisogno di Quasimodo di dare espressione a pensieri, sentimenti e opinioni di rilievo sul piano del dibattito culturale del suo tempo.

La lettura critica degli scritti mi ha permesso di offrire   diverse sfaccettature della personalità letteraria quasimodiana. In alcune lettere troviamo il poeta engagèe, cioè l’intellettuale impegnato che fa apologia della sua azione etica e sociale, come si può evincere dalla polemica intrapresa con un sacerdote di frontiera come Don Primo Mazzolari; e ancora, l’uomo che innalza la sua voce di protesta in difesa dei giovani artisti, come risulta dalla lettera a Setti-melli.

In altre lettere emerge il poeta orgoglioso della sua sicilianità, che non ha dimenticato le sue radici e che anzi è proteso verso orizzonti di riscatto valoriale della sua terra di origine; in altre ancora, risaltano il canto della amicizia,la condivisione della vita e la ricerca interiore della fede, come è ben evidente nel carteggio con Giorgio La Pira, specchio esemplare del tormento interiore dell’anima quasimodiana.

Un’esperienza a sé stante è quella che scaturisce dalle lettere a Sibilla Aleramo;l’epistolario presenta i toni di un circuito comunicativo caratteriz-zato dalla fiamma ardente della passione sentimentale, che si consuma fra i fuochi dell’amore, i dolori del silenzio e l’epilogo della rottura.

Alcune lettere appaiono,certamente, indicative di un temperamento forte, tenace e combattivo, per cui sono una fonte di testimonianza circa il fatto che la scelta di Quasimodo di connotare la sua poesia di accenti di tipo sociale, uscendo dai confini dell’ermetismo, non possa essere letta, semplicisticamente o in mala fede, come un’occasione di opportunismo o di adeguamento a certa oratoria e retorica tipica della tradizione italiana.

Quasimodo sentiva realmente le istanze che venivano dalla società del suo tempo, e l’esperienza della guerra aveva sicuramente fatto scattare nella sua mente e nel suo cuore procedimenti emozionali e razionali che non avrebbero potuto non trovare il loro naturale approdo nella sua ulteriore versificazione e produzione letteraria.

 

D. Lei ha contribuito a far conoscere questo grande autore no-strano al di fuori del cantuccio nazionale attraverso la pubbli-cazione del libro da parte della casa editrice Junimea che ne ha curato la traduzione in Rumeno. Ma questa sfida potrà avere un seguito, magari riguardando altri autori oppure sempre con Quasimodo ma con traduzioni in altre lingue o è da escludere un simile futuro percorso?

 

R. Mi permetto di correggerla. Quasimodo risulta già tradotto in varie lingue ed è presente anche nell’Enciclopedia della Letteratura americana, ove nella bibliografia viene citato anche questo mio lavoro. La traduzione in rumeno da parte della Junimea de Iasi della mia versione italiana aggiunge un altro tassello grazie al critico letterario e italianista  Geo Vasile, che  ha tradotto diversi autori italiani,  da  Dante a Tomasi di Lampedusa,  Cesare Pavese,  Giuseppe Bonaviri, Mario Luzi, Eugenio Montale, Primo Levi, Italo Calvino, Dino Buzzati,  Umberto Eco, Margaret Mazzantini, Alessandro Baricco, e che ha pensato di  sottoporre all’attenzione del Direttore editoriale  della Junimea, Simona Modreanu, il mio testo italiano su Quasimodo per  la pub-blicazione accompagnata dai suoi commenti.  Questa traduzione rumena , come sostiene  la stessa  Simona Modreanu  permette  di arricchire l’oriz-zonte delle conoscenze dei lettori rumeni per il fatto di  aver messo Quasimodo in una prospettiva storica corretta e senza pregiudizi, con gli accenti e le sfumature necessarie a comprenderlo meglio ed a avvicinarsi a questa perso-nalità straordinaria. Circa altri lavori passati e prossimi , posso dirle che la mia attività culturale  non è nuova a varcare i confini nazionali.

 Già dagli anni ’90 si sono occupati delle mie opere poetiche “Pancosmia Sunergasìa”,rivista di letteratura greca, e  “Romanta”,Antologia poetica in italiano, inglese, francese e tedesco, pubblicata dalla Scuola Superiore Universitaria per mediatori linguistici di Reggio Calabria.

 Ancora  si sono occupati di mie opere Irena Burchacka e Anna Sojka, autori della traduzione integrale in polacco, per l’editrice 4K PHUP Sp di Varsavia, della versione italiana del volume “Sulla tua parola getterò le reti”, e  Augusto Aimar, autore della traduzione integrale in spagnolo, per l’editrice San Pablo di Santafé De Bogotà, della versione italiana dello stesso volume. In programma c’è un testo  poetico che dovrebbe uscire bilingue, italiano -inglese, ove sono contenuti delle Odi che inneggiano alla terra iblea.

 

D. Se Le chiedessi di citare una frase fondamentale del libro che possa racchiudere o in qualche modo riassumerne il senso, una frase che possa incuriosire e di conseguenza invitare e spingere il pubblico lettore a leggere il suo libro, quale sarebbe e come la commenterebbe? (Escluso il titolo che già ne esplicita egregia-mente il tema).

 

R. Le cito due  frasi dello stesso Quasimodo contenute nel volume, che ho ripreso   rispettivamente  dal saggio “Il poeta e il politico” scritto nel 1956 e dal saggio “Poesia contemporanea” del 1946:  Il poeta è solo: il muro di odio si alza intorno a lui con le pietre lanciate dalle compagnie di ventura letterarie. Da questo muro il poeta considera il mondo, […] arriva in mezzo al popolo, non solo nei desideri del suo sentimento, ma anche nei suoi gelosi pensieri politici…”

“Rifare l’uomo: questo il problema capitale. Per quelli che credono alla poesia come a un giuoco letterario, che considerano ancora il poeta un estraneo alla vita, uno che sale di notte le scalette della sua torre per speculare il cosmo, diciamo che il tempo delle ‘speculazioni’ è finito. Rifare l’uomo, questo è l’impegno”.   

 

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TRADUZIONI IN POLACCO E SPAGNOLO                   VOLUME EDITO NEL 1999 DALLA SAN PAOLO               “SULLA TUA PAROLA GETTERO’ LE RETI”

 iti02[1].jpgiti03[1].jpgiti01[1].jpg                                                         

 Tu vives tus dias entre el paso de rostros que te observan, te juzgan y, con frecuencia, te condenan; existen también los que te aprecian, quienes se declaran amigos y hermanos, y los que lo son de verdad. Pero lo striste es que pocos te buscan por ser quien eres. Este pequeño libro quiere ayudar a descubrirte a ti mismo y a los otros como personas, hermanos en Cristo, ofrecerte algunas pautas de reflexión para la vida de cada dia, y profundizar la dimensión «prática» de tu fe.

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TRADUZIONIultima modifica: 2011-11-16T18:44:00+01:00da domenicopisana
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